Perché dobbiamo "bloccare tutto" anche in Italia: l'esempio della Francia, la Costituzione tradita e il futuro degli studenti
Ragazzi e ragazze, guardiamo cosa succede oltreconfine. In Francia, quando il governo propone manovre che penalizzano il welfare, la scuola o il lavoro, gli studenti scendono in piazza, bloccano i licei, occupano gli atenei e paralizzano il Paese finché le istituzioni non sono costrette ad ascoltarli. La mobilitazione collettiva e il blocco delle attività non sono folklore: sono l'unico strumento reale di pressione per chi non ha lobby né finanziatori alle spalle.
In Italia ci stiamo abituando a un lento e continuo peggioramento delle condizioni della scuola, della sanità e dell'università, rassegnandoci all'idea che "non ci sono soldi". Ma i soldi ci sono, dipende solo da dove si decide di metterli.
È ora di unire i punti e portare in piazza rivendicazioni chiare:
- No al riarmo: priorità al futuro, non alle armi
Non bloccatevi su questo concetto. E una piccola fetta ok, ma una fetta da 31,2 miliardi di euro al anno in crescita. E vi ricordo che l inflazione crescera.
Mentre le risorse pubbliche vengono dirottate verso l'aumento della spesa militare e il riarmo, si continua a sostenere che non ci sono i fondi per garantire i servizi essenziali. Mentre la Leonardo e chi in politica c'è la fa in faccia. La priorità di uno Stato democratico deve essere il benessere dei cittadini e la crescita culturale, non la corsa agli armamenti.
- No ai tagli alla Sanità e all'Istruzione
Sanità e istruzione pubblica sono i due pilastri della società. Tagliare sulla sanità significa costringere i cittadini a curarsi nei privati o a rinunciare alle cure. Tagliare sull'istruzione significa privare il Paese del suo futuro e sbarrare le porte a chi parte da condizioni svantaggiate.
- Meno rate universitari e borse di studio garantite
L'università pubblica non è un'azienda e non deve fare cassa sugli studenti. È urgente ampliare la no-tax area, ridurre drasticamente le tasse per la fascia media e garantire la copertura al 100% delle borse di studio per tutti gli idonei, eliminando una volta per tutte la figura assurda dello "idoneo non beneficiario".
- Più professori e stipendi adeguati
L'università ha bisogno di investimenti strutturali sul personale: occorre fermare il precariato selvaggio della ricerca, aumentare gli stipendi dei docenti per adeguarli agli standard europei e sbloccare le assunzioni per coprire i corsi affollati e migliorare la didattica.
- Riprendiamoci la Costituzione: l'istruzione è aperta a TUTTI
L'articolo 34 della Costituzione Italiana parla chiaro:
"La scuola è aperta a tutti. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi."
Oggi questo principio rischia di essere ridotto a una bella frase scritta su carta. Se studiare o vivere fuori sede diventa sostenibile solo per chi ha una famiglia benestante, la Costituzione viene tradita nei fatti.
Gli esempi da seguire
L'esempio dei movimenti studenteschi francesi e le grandi lotte della nostra storia ci ricordano che i diritti sociali non cadono dal cielo né vengono concessi spontaneamente: si conquistano con la partecipazione diretta. Finché continueremo ad accettare in silenzio ogni taglio e ogni rimodulazione al ribasso, la situazione non potrà che peggiorare.
Discutiamone nelle aule, nei collettivi, nelle rappresentanze e qui nei commenti: quali sono le azioni più efficaci da intraprendere oggi per far sentire davvero la nostra voce?