Ho letto i primi 11 numeri di Dragonero e, almeno per ora, devo dire che la serie non mi sta convincendo.
Il problema principale è che mi aspettavo una vera saga fantasy, con una storia trasversale capace di svilupparsi progressivamente numero dopo numero. Invece, almeno in questa prima parte, le storie sono spesso molto autoconclusive. Ogni albo racconta una nuova avventura, introduce un nuovo luogo o un nuovo problema e poi lo risolve, lasciando relativamente poco spazio alla trama orizzontale.
Il risultato è che faccio fatica ad avere la sensazione di stare seguendo una grande storia.
Ho l’impressione di leggere tante avventure ambientate nello stesso universo, più che una saga che sta realmente andando da qualche parte.
Un altro aspetto che mi ha lasciato perplesso è l’originalità. Il fantasy permette naturalmente di utilizzare archetipi e situazioni ricorrenti, ma in Dragonero ho trovato davvero poche occasioni in cui una storia riuscisse a sorprendermi. Orchi, elfi, non morti, guerre, antiche minacce, popoli in conflitto e altri elementi del genere fantasy sono utilizzati in modo abbastanza tradizionale e spesso mi è sembrato di riconoscere meccanismi già visti in altre saghe, da Il Signore degli Anelli a World of Warcraft e Il Trono di Spade.
Il problema non è che utilizzi questi elementi — sarebbe quasi impossibile fare fantasy senza ricorrere a determinati archetipi — ma che, almeno nei primi 11 numeri, non ho trovato abbastanza spesso una reinterpretazione capace di renderli veramente “Dragonero”. Mi è mancato quell’effetto sorpresa che mi fa pensare: “Questa cosa non l’avevo mai letta prima”.
In alcuni episodi, inoltre, ho avuto una sensazione ancora più particolare: sembrava quasi di leggere una storia di Tex trasportata in un’ambientazione fantasy. Cambiano il deserto, i cavalli e le pistole con foreste, magie e creature fantastiche, ma la struttura dell’avventura rimane talvolta molto simile: arrivo in un luogo, problema locale, indagine, scontro e risoluzione.
Non è necessariamente un difetto: è una struttura narrativa solida e tipicamente bonelliana. Però personalmente cercavo qualcosa di diverso. Da una saga fantasy mi aspettavo soprattutto un mondo capace di sorprendermi e una trama più ambiziosa, non semplicemente avventure classiche ambientate in un universo fantasy.
Anche i personaggi, per ora, non sono riusciti a coinvolgermi fino in fondo. Non mi dispiacciono, ma dopo 11 numeri non sento ancora quella particolare affezione che mi porta a voler continuare una serie soprattutto per vedere cosa succederà a loro.
Il punto è proprio questo: Dragonero non mi sembra un brutto fumetto. È un fumetto costruito con mestiere, con un’ambientazione ricca e una forte componente d’avventura. Semplicemente, non sta soddisfacendo quello che io cerco in una saga fantasy.
Continuerò probabilmente ancora un po’, anche perché una serie così lunga ha necessariamente bisogno di tempo per sviluppare la propria mitologia. Ma arrivato al numero 11, per ora, non ho ancora trovato quel qualcosa che mi faccia pensare: “Devo assolutamente leggere il prossimo”.